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Paragrafo 2 . L'Inghilterra e il significato della Magna Charta.

     
Un  aspro  scontro politico si verific in Inghilterra, nel corso  del
secolo   tredicesimo,   fra  la  dinastia  al   potere,   quella   dei
Plantageneti, ed i feudatari e le classi sociali in ascesa.
     Tra   la  fine  del  dodicesimo  secolo  ed  i  primi  anni   del
successivo,  il  ruolo  della monarchia inglese era  venuto  decadendo
rispetto  al  grande  impulso che invece  le  aveva  dato  nel  secolo
precedente  Enrico  secondo. Il figlio che gli succedette  sul  trono,
Riccardo   primo  (1189-1199),  detto  Cuor  di  Leone,  era   vissuto
prevalentemente  nei  feudi francesi del re  d'Inghilterra,  lasciando
quasi sempre a luogotenenti la gestione del regno e, piuttosto che  un
abile  politico, si era rivelato un grande guerriero, partecipando  da
protagonista  alla  terza  crociata  (1189-1192).  Riscattatosi  dalla
prigionia  a  cui  lo aveva sottoposto l'imperatore Enrico  sesto,  al
ritorno  dalla crociata (vedi capitolo Sei, paragrafo 1), egli dovette
in  tutta fretta tornare in patria per affrontare il fratello Giovanni
Senzaterra,  che aveva tentato di usurpargli il trono con l'aiuto  del
re  di  Francia,  e quindi combattere contro quest'ultimo,  che  aveva
occupato  i feudi dei Plantageneti sul territorio francese.  Mor  nel
1199 combattendo durante un assedio.
     Con  l'ascesa al trono del fratello minore di Riccardo,  Giovanni
(1199-1216),   il   prestigio  della  monarchia   inglese   precipit;
interdetto dal papa e costretto a dichiararsi suo vassallo, privato di
quasi   tutti  i  feudi  francesi  dal  re  di  Francia  e   sconfitto
pesantemente  con i suoi alleati a Bouvines (1214), egli cedette  alle
rivendicazioni  dei  baroni,  dei  grandi  ecclesiastici  e  dei  ceti
mercantili di numerosi centri urbani, schierati contro la sua politica
oppressiva e fallimentare.
     Il  re inglese dovette infatti emanare nel 1215 un documento,  la
Magna  Charta  Libertatum,  in  base al quale  avrebbe  restituito  ai
signori laici ed ecclesiastici i diritti ed i privilegi revocati  loro
dalla forte opera accentratrice del padre Enrico secondo Plantageneto;
ma   avrebbe  anche  riconosciuto  e  rispettato  le  libert   e   le
consuetudini delle citt e dei loro ceti mercantili.
     
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     Secondo  l'accordo, i feudatari poterono istituire un "Consiglio"
formato da nobili, che avrebbe giudicato sulla legittimit dei tributi
e degli aiuti militari richiesti dal sovrano.
     Inoltre,  tutti  gli uomini liberi - aristocratici,  mercanti  ed
artigiani - sarebbero stati sottratti al giudizio arbitrario del re ed
affidati a tribunali composti da loro pari.
     In  sostanza,  se da un lato la concessione della  Charta  fu  un
freno alla avviata formazione di uno stato forte e moderno, dall'altra
garant  le  libert individuali, almeno quelle dei ceti  sociali  pi
elevati,  davanti  al  possibile arbitrio della corona  e  del  potere
centrale.
     Intorno alla sua applicazione si svolse una dura lotta fra  i  re
che  si  succedettero sul trono, Enrico terzo (1216-1272)  ed  Edoardo
primo (1272-1307), ed i feudatari.
     La  Charta  fu  denunciata, riammessa e modificata nel  corso  di
battaglie  giuridiche e scontri armati, finch i nobili non  ottennero
di  formare un vero e proprio parlamento permanente affiancato al  re,
del quale entrarono a far parte anche i rappresentanti della borghesia
e  delle  citt. Erano i presupposti della monarchia parlamentare  che
avrebbe caratterizzato la storia dell'Inghilterra.
